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Cosa significa oggi “festa della Liberazione”?

Posted by on martedì, 25 / Aprile / 2017 in Italia, Politica

Cosa significa oggi “festa della Liberazione”?

25 aprile 1945, le forze partigiane riunitesi nel Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI), proclamarono l’insurrezione in tutto il territorio nazionale. Uno dei massimi esponenti del comitato era Sandro Pertini, divenuto poi presidente della repubblica – fu lui a proclamare lo sciopero generale: «Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire.» tutto ciò valse la liberazione dal regime nazifascista e portò nel 1946 alla nascita della repubblica Italiana, avvenuta dopo il referendum del 2 e 3 giugno dello stesso anno.

Cosa vuol dire oggi essere partigiani?

Essere partigiani significa parteggiare, partecipare, vivere. Come cantava Giorgio Gaber: «Libertà è partecipazione» non esiste libertà se non si partecipa attivamente alla vita del Paese; oggi le minacce che insediano le nostre case, le nostre vite, la nostra facoltà di scelta, sono rappresentate dall’infatuazione verso l’indifferenza, dall’assoluta incapacità di confrontarsi, di porsi domande, di elaborare idee che possano portare alla costruzione di una società più giusta, che allontanino l’apatia, l’odio, la sfiducia.

La rassegnazione ha ricoperto pietosamente le nostre menti, il nostro modo di pensare, ad oggi non è difficile imbattersi in discorsi che proclamano l’estremo bisogno di cambiamento ma che spesso vanno a finire nell’abisso dell’incuranza, dello scetticismo, allora, oggi più che mai, dobbiamo avere il coraggio di portare avanti e difendere le nostre idee, credendo che veramente si possa cambiare. Ciò che i nostri nonni partigiani ci hanno donato, non è solo la repubblica, è una eredità più grande, è una lezione di vita che mette in primo piano dei valori fondamentali, la libertà, la pace, la democrazia, il dovere di lottare contro l’ingiustizia, contro le avversità che ostacolano l’uguaglianza, ci hanno lasciato il compito di difendere questa repubblica, perché la repubblica siamo noi, perché fa parte di noi.

Oggi essere partigiani deve costituire fondamenta, pilastri che siano pronti a sopportare il peso di una crescita, un cambiamento. La festa della liberazione nazionale deve ritornate ad essere un momento di riflessione, deve poter essere espressione e testimonianza di una lotta, memoria che non deve essere sottratta alla collettività, come scrisse Ennio Sardelli «Dimenticare significa perdere l’eredità di una lotta che è ancora inconclusa. Non dimenticare obbliga a comprendere, a smascherare, a continuare quella lotta. Per combattere questo nuovo fascismo non ci saranno i vostri nonni, o i padri dei vostri nonni. Affrontarlo toccherà a voi», un messaggio rivolto soprattutto alle nuove generazioni, e non solo, proiettato a voi, che un giorno diverrete padri, educatori di nuove generazioni, siate il cambiamento, siate la verità, siate la testimonianza pura che possa donare agli altri la voglia di ricercare e preservare le radici della democrazia e della pace, siate il ragionamento che sprema le vostre menti, navigate e andate alla ricerca di risposte, che alla fine, costituiscono il valore fondamentale dell’umanità, vivere vuol dire essere partigiani ed essere partigiani vuol dire scegliere, perché più importante della scelta è decidere di scegliere, essere partecipi della vita politica e sociale, essere cittadini.

 
“L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza.” (Antonio Gramsci, Indifferenti, 1917)

Francesco Serra